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ITALIA 1948: Dal 24 al 26 settembre si disputano a Roma i primi Campionati europei di volley.
E’ il primo appuntamento con questa manifestazione dopo l’istituzione della Federazione mondiale di pallavolo nell’aprile 1947.
Si svolge all’aperto sui campi del Foro Italico. Con l’assenza dell’Unione Sovietica, che si era unita alla Federazione mondiale qualche mese prima, la squadra della Cecoslovacchia prevale sulle altre 5 e vince il primo Campionato europeo allenata dal coach Ceslipa. La Francia si classifica seconda dopo una sfida all’ultimo sangue con l’Italia padrona di casa, vincendo per 3-2. Il Portogallo arriva quarto davanti a Belgio e Olanda.
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BULGARIA 1950: Nel secondo appuntamento con i Campionati europei di pallavolo in Bulgaria, l’Unione Sovietica conferma la superiorità dimostrata l’anno prima ai Mondiali. Vince il suo primo titolo europeo dominando tra le squadre dell’est, tra cui c’era la prima nazione campione in carica, la Cecoslovacchia. Il sestetto sovietico non perde neanche un set in 5 partite giocate. L’Ungheria intasca il bronzo davanti alla Bulgaria mentre Romania e Polonia concludono al quinto e sesto posto. L’Italia non partecipa: in quell’anno la formazione di Del Chicca giocherà una sola partita ufficiale, un’amichevole contro la Francia.
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FRANCIA 1951: La terza edizione dei Campionati europei di pallavolo si svolge a Parigi dove sono 10 le squadre maschili in campo dall’est all’ovest. Gli uomini sovietici bissano il successo dell’anno precedente e di nuovo non perdono neanche un set nella loro scalata trionfale. L’allenatore Tschinilin schiera nuovamente in campo i nove giocatori della squadra vincente nel 1950. Tra i pallavolisti esordienti Giwi Ahvlediani e Wladimir Savvin, i quali diventeranno anche allenatori e dirigenti sportivi a livello mondiale. Dopo l’Unione Sovietica stavolta si posiziona seconda la Bulgaria davanti alla Francia padrona di casa, che riesce ad ottenere solo un bronzo. Romania e Jugoslavia si classificano al quarto e quinto posto. L’Italia è solo ottava.
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ROMANIA 1955: La quarta edizione dei Campionati europei in Romania può esser definita ‘la vera manifestazione’ coinvolgendo 15 squadre nazionali sotto rete. La Cecoslovacchia, che ha ottenuto il podio nella prima edizione a Roma, si aggiudica il suo secondo titolo grazie alle stelle Musil, Maly, Laznicka e Paulus. In campo anche due campioni del 1948, Paldus e Tesar. Stavolta l’Unione Sovietica non riesce ad agganciare neanche una medaglia, accontentandosi di un quarto posto a Bucarest nonostante schieri campioni esperti come Konstantin Rewa e i giovani talenti Mondosolewski in regia e Tschesnokow in attacco. Alla Romania padrona di casa arriva la medaglia d’argento mentre per la Bulgaria quella di bronzo. Questa volta gli Europei riscontrano un vero e proprio boom di spettatori: si stima che circa 15000 persone riempissero lo stadio di Dinamo. Nelle finali il numero di fans raggiunse addirittura la cifra di 30000 spettatori. L’Italia dello slavo Trinajstic giunge nona, ma con l’orgoglio di aver vinto cinque partite consecutive per la prima volta nella sua pionieristica storia.
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CECOSLOVACCHIA 1958: A Praga continua a crescere la partecipazione verso i Campionati europei di pallavolo che arrivano a coinvolgere ben 20 squadre partecipanti. La Cecoslovacchia, detentrice del titolo europeo e mondiale, vince di nuovo facendo impazzire il pubblico di casa. Sorprende stavolta per una tecnica completamente nuova di ricezione e difesa che rivoluzionerà il gioco della pallavolo: il bagher (“escavatore” in ceco). Dietro alla Cecoslovacchia, la Romania vince l’argento con il giovane palleggiatore Dragan. I sovietici si aggiudicano il terzo posto davanti alla Bulgaria e all’Ungheria, schierando un solo giocatore esordiente rispetto ai Campionati del 1955. L’Italia per preparare il torneo continentale comincia a giocare anche d’inverno, ma si piazza solo al decimo posto.
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ROMANIA 1963: Per la terza volta consecutiva l’Unione Sovietica non riesce a salire sul podio nonostante sia due volte campione del mondo e schieri in campo la banda Bugajenkow e l’eccellente palleggiatore Mondosolewski. Questa volta è la Romania a strappare il titolo europeo ai cechi davanti all’Ungheria, grazie alle straordinarie prestazioni del fenomenale palleggiatore Aurel Dragan del Rapid Bucarest. La Bulgaria ottiene la quarta posizione mentre la Cecoslovacchia si deve accontentare del quinto posto. L’Italia di Trinajstic non migliora la posizione del precedente europeo e giunge al 10° posto.
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TURCHIA 1967: I Campioni del Mondo cecoslovacchi, che quattro anni prima a Bucarest avevano ottenuto il quarto posto, non potevano non vincere il titolo europeo a Istanbul. La Cecoslovacchia però perde l’incontro decisivo contro i primi campioni olimpionici della storia (la squadra dell’Unione Sovietica) per 3-2. Per i sovietici è il primo Campionato Europeo che centrano dopo sedici anni di astinenza. Questi fenomenali giocatori sono il palleggiatore trentaquattrenne Mondolewski, tornato in ottima forma dopo aver perso il Campionato del Mondo nel 1966, gli attaccanti Beljajew e Bugajenkow e l’universale Pojarkow. L’allenatore Kletschew fa ancora affidamento su cinque giocatori che avevano vinto l’oro alle Olimpiadi di Tokio. Le novità nella squadra sono i due giovani schiacciatori Krawchenko e Lapinski. L’Italia con una squadra di ragazzi poco più che ventenni, con Gianfranco Zanetti a fare da esperto, si classifica all’ottavo posto.
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ITALIA 1971: In Italia le 22 squadre partecipanti fanno registrare un vero e proprio record di numeri. E’ la prima volta nella storia che il titolo si raggiunge con la formula di conteggio delle percentuali di set vinti. I detentori del titolo dell’Unione Sovietica puntano fermamente sull’essere i nuovi campioni già prima del loro 0-3 inflitto dalla Cecoslovacchia nell’ultimo incontro, e infatti ottengono la medaglia d’oro. La sorprendente vittoria dei Cecoslovacchi assicura ad essi la medaglia d’argento (con percentuale di 12:5 set vinti) prima della Romania (terza con 12:6 set), che vince contro i Cecoslovacchi ma non può piazzarsi in una posizione migliore per come perde contro l’Unione Sovietica. I Campioni del mondo tedeschi, questa volta, deludono fortemente. Appena un anno dopo il loro sensazionale risultato in Bulgaria perdono ogni incontro in Italia. Allo stesso livello, i vice-campioni del mondo bulgari subiscono una grande delusione poiché non possono qualificarsi per le finali a sei squadre. Alla fine ottengono un settimo posto. Tra i nuovi e soliti campioni dell’Unione Sovietica ci sono alla fine solo sei giocatori che hanno disputato l’anno precedente i Campionati del mondo in Bulgaria sotto la direzione del tecnico Tschesnokow. Vladimir Kondra, che più tardi verrà annoverato tra i migliori giocatori sovietici, fa qui il suo debutto. La sconfitta per 3-2 dell’Italia con la Romania vanifica i sogni di competere con le migliori del continente. L’ottavo posto vanifica la buona organizzazione e spegne le luci che la tv aveva acceso sul volley.
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JUGOSLAVIA 1975: I noni campionati europei in Jugoslavia vengono organizzati con una riduzione del numero di squadre partecipanti, passate a 12. Entrambi, gli uomini come le donne, sono divisi in tre gruppi da quattro da cui le due migliori squadre piazzate si qualificano per la finale. L’Unione Sovietica che, un anno prima, aveva fallito la difficile prova di diventare Campione del Mondo in Messico, ora vince contro la Polonia per 3-0 avvicinandosi al suo quinto titolo europeo. Ciò nonostante perde 3-2 contro i padroni di casa. La Polonia ottiene un secondo posto prima degli jugoslavi. Nella squadra sovietica ci sono molti giovani giocatori che avrebbero attirato l’attenzione in futuro, per esempio il diciottenne Alexander Savin sceso in campo per la prima volta in un Campionato europeo, o il giocatore Zaitchev e i suoi compagni Loor, Seliwanow e Tschernischow.
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FINLANDIA 1977: Il decimo campionato europeo in Finlandia dà il via a un nuovo modo di giocare. Le dodici squadre qualificate (gli uomini come le donne) giocano tra loro in gruppi di sei squadre, dopo di che terze, quarte, quinte e seste formazioni classificate si incontrano con un sistema di match incrociati per ottenere le posizioni dalla prima alla dodicesima. Ancora una volta la Polonia, che aveva vinto i Campionati del Mondo nel 1974 e i giochi olimpici nel 1976, esce a testa alta dalla battaglia contro l’Unione Sovietica per diventare anche Campione d’Europa. Un anno dopo la grande delusione di Montreal, dove la medaglia d’oro sembrava essere certa ma dopo andò alla Polonia, i sovietici ottengono la rivincita con i loro vicini di casa occidentali vincendo per 3-1 la gara finale. Guadagnano così il sesto titolo di Campioni d’Europa. Particolarmente impressionanti appaiono i giocatori Zaitchev e il più completo Molibago. La Romania ottiene la medaglia di bronzo con una vittoria per 3-1 contro l’Ungheria. Ungheria e Cecoslovacchia si posizionano quinte e seste precisamente come due anni prima in Jugoslavia. L’Italia è ancora una volta ottava.
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FRANCIA 1979: L’undicesimo Campionato europeo maschile e femminile in Francia ancora una volta vede utilizzare la formula della divisione in gruppi di quattro squadre. Di nuovo l’Unione Sovietica surclassa le rivali. Gli artisti della palla lasciano sulla loro strada solo tre set alle spalle al loro settimo titolo: nella partita contro la Jugoslavia vincono 3-2 mentre contro la Francia 3-1. Il campione Kondra, alla sua terza partecipazione, viene premiato come miglior giocatore del Torneo. La Polonia sembra essersi ripresa dalla delusione dei Mondiali di Roma. Vince la medaglia d’argento enfatizzando la sua posizione come numero due in Europa subito dietro i sovietici. Ma la più grande sorpresa in quest’edizione degli Europei è la Jugoslavia che raggiunge il terzo posto e supera così la Francia padrona di casa, che sperava di aggiudicarsi almeno una medaglia. L’Italia vice-campione del mondo non riesce a ripetere la sua eccellente prestazione dei Mondiali giocati in casa nel 1978 e ottiene solo un quinto posto. Per l’Italia risulta il miglior piazzamento di sempre, eccezion fatta del bronzo conquistato nel 1948 agli Europei di Roma, dove però le squadre partecipanti erano solo sei. Con questo piazzamento, gli Azzurri di Pittera si qualificano all’Europeo del 1981.
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BULGARIA 1981: Un anno dopo gli uomini Sovietici, trionfatori dei Giochi olimpici a Mosca, riescono a vincere facilmente il titolo europeo. Lasciano solo due set alla squadra cecoslovacca. La medaglia d’argento va ancora una volta alla Polonia, mentre la Bulgaria è caparbia nel raggiungere il terzo posto dopo un’astinenza di medaglie dal 1955. Per i tedeschi, dopo 10 anni, arriva il raggiungimento della finale ma ottengono solo il sesto posto. Come spesso era capitato nelle precedenti edizioni, nessuna formazione dell’ovest viene rappresentata in Bulgaria. La squadra francese, che riesce a qualificarsi per i Campionati europei per la prima volta dopo la riduzione delle squadre partecipanti a 12, ottiene l’undicesimo posto. L’Italia chiude amaramente il ciclo Pittera con un settimo posto e ingaggia il nuovo commissario tecnico Silvano Prandi.
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GERMANIA 1983: Per la quinta volta è la Polonia a cercare di intralciare l’ascesa al titolo dei sovietici nell’Europeo maschile di Germania. Ma alla fine per la squadra polacca arriva solo l’argento. L’Unione Sovietica vincitrice del quarto titolo mondiale un anno prima in Argentina è ancora la squadra più forte. Il dream team dei sovietici, con le superstars Savin e Zaitchev, gioca al massimo delle sue capacità e non lascia alcuna possibilità alle avversarie. Questa volta l’Italia è la vera sorpresa dell’Europeo. Dopo aver raggiunto la fase finale manca il bronzo per poco, perdendo per 3-2 nell’ultima partita contro i tedeschi. La squadra italiana conquista però il premio come miglior giocatore del Campionato, con l’attaccante “Mano di pietra” Franco Bertoli. La medaglia di bronzo va alla Bulgaria che non contava più di vincerla.
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PAESI BASSI 1985: Nella nazionale sovietica compaiono nomi nuovi in quest’edizione dei Campionati europei dei Paesi Bassi, ma allo stesso modo tutto rimane invariato. Con Antonov, Vilde, Sorokolet e Iwanow nella formula del successo sovietico non è cambiato nulla, il corso degli eventi porta al decimo titolo. Per la prima volta dopo il 1971 la squadra cecoslovacca sale sul secondo gradino del podio. La Francia, che si classifica terza, deve soffrire molto prima di ottenere quel buon piazzamento che non raggiungeva da ben 24 anni. Questo successo per i francesi arriva soprattutto grazie al brillante gioco del loro eccellente palleggiatore Alain Fabiani che è repentinamente ribattezzato dai media il ‘Platini del volley’. Ma il premio come miglior giocatore se lo aggiudica il cecoslovacco Cyril Kreici che gioca davvero bene contribuendo a portare la sua nazionale al secondo posto. Ad Amsterdam l’Italia ottiene un sesto posto che non è mortificante ma matura in seguito alla decisione del tecnico Prandi di rinnovare la squadra facendo largo ai giovani.
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BELGIO 1987: Alla quindicesima edizione degli Europei la squadra sovietica intasca il suo undicesimo titolo, il nono consecutivo. Per la prima volta dal 1977 si assiste ad una finale tra Unione Sovietica e Francia in cui hanno la meglio i grandi sovietici. I francesi, che si erano distinti nella prima fase del Campionato per il gioco più fantasioso, non riescono a vincere il titolo ma vengono giudicati la miglior squadra di questi Europei. La medaglia di bronzo va alla Grecia vincitrice per 3-2 sulla Svezia. Un incontro che vedeva nel quinto set i greci recuperare dallo svantaggio di 13-8 fino al capovolgimento del risultato che li conduceva al terzo posto. Il quinto posto va ai giovani giganti dei Paesi Bassi che possono vantarsi di aver superato i vice-campioni europei cecoslovacchi. La Polonia non riesce a qualificarsi e per la prima volta salta un Europeo dal 1951. Per i sovietici è la prima volta dal 1977 senza Wjatscheslaw Platonov in panchina come allenatore, ma è anche la prima volta dal 1975 che non prende parte al Campionato il leggendario duo Wjatscheslaw Zaitchev e Alexander Savin. Comunque il nuovo coach Parschin, che aveva preso in mano la squadra nella primavera del 1986 esordendo con un secondo posto ai Mondiali dello stesso anno in Francia, si assicura la medaglia olimpica nel 1988 a Seoul. L’Italia di Alexander Skiba si classifica solo nona.
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SVEZIA 1989: In Svezia gli Italiani diventano i protagonisti assoluti: vincono il titolo per la prima volta. In 40 anni di storia dei Campionati europei gli azzurri portano al titolo continentale una squadra dell’ovest. Il loro successo è seguito dalla Svezia che si classifica al secondo posto con il talentuoso giocatore Bengt Gustafsson, mentre il bronzo va ai Paesi Bassi. Il tecnico della nazionale italiana Julio Velasco commenta così il suo trionfo: “Questa è una giornata storica per la pallavolo europea”. Ed è l’inizio di un’epoca con una squadra di fenomeni composta da Paolo Tofoli, Andrea Zorzi, Andrea Lucchetta, Andrea Giani, Lorenzo Bernardi e Luca Cantagalli. Per i soliti vincitori sovietici, cechi e bulgari che generalmente regnavano in Europa, stavolta non ci sono medaglie.
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GERMANIA 1991: I tifosi tedeschi si concentrano a Karlsruhe, Amburgo e Berlino nella diciottesima edizione dei Campionati europei che alla fine regala due sorprese. I sovietici vincono 3-0 contro un’Italia maggiormente favorita in finale, visto il titolo mondiale guadagnato nel 1990 e la World League del 1991. A Berlino i giocatori del coach Platonov interrompono la serie positiva degli italiani con un 3-0 nella finale, in cui spicca il nuovo talento Dimitri Fomin. La squadra della Germania unita sorprende ogni aspettativa classificandosi al quarto posto. Al terzo gradino del podio tornano i Paesi Bassi che in finale battono proprio la Germania.
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FINLANDIA 1993: Il tempo dei colpi duri per l’Italia finisce con il titolo di Campioni Europei nel 1993. La squadra azzurra è la numero uno, indiscutibile nelle gerarchie pallavoliste per gli anni seguenti. La vittoria per 3-2 contro la fortissima squadra olandese a Turku è come un tocca sana per le anime degli italiani abituate ad alti e bassi, partendo dall’ultimo campionato europeo (secondi classificati), proseguendo con i giochi olimpici del 1992 (quinti classificati) e con la finale di World League nel 1993 con il Brasile (terzi classificati). L’Italia batte in semifinale la Germania e vola verso la conquista del titolo europeo.
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GRECIA 1995: Ai Campionati in Grecia del 1995 vengono confermate le stesse posizioni di due anni prima. E come nel 1993 l’Italia batte ancora una volta l’Olanda in cinque set (sono gli stessi olandesi, un anno dopo, a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta). Il tecnico italiano Julio Velasco giudica la finale come “una delle migliori finali della storia”. Il gruppo azzurro è rinnovato ed esordisce tra gli altri un ventenne dalle lunghe leve e carattere grintoso: il centrale Vigor Bovolenta. Velasco effettua un cambio in regia e per la prima volta Tofoli finisce in panchina per lasciare il posto a Meoni, ma appena sbarcato in Grecia, Meoni si frattura il mignolo della mano destra. Tocca di nuovo a Tofoli. Gli azzurri partono bene e battono facilmente Romania, Bulgaria e Polonia. La sfida con la Repubblica Ceca è una vera battaglia ma l’Italia riesce a spuntarla. Gli azzurri cedono però ai colpi della Russia ma fortunatamente questa sconfitta non influisce sul primato nel girone. In semifinale l’Italia affronta la Jugoslavia che viene battuta con molta fatica. Ma per gli azzurri c’è ancora da soffrire: la finale è contro l’Olanda. Nella finale di Atene, Velasco schiera Tofoli opposto a Giani, Gardini e Gravina al centro, Bernardi e Papi schiacciatori, ma durante la partita cambierà il sestetto per ben 17 volte, lavorando tatticamente contro gli “orange” di Alberda. Il match è davvero emozionante. L’Olanda gioca una partita eccezionale ma Tofoli e compagni ribattono colpo su colpo. Stupisce il giovane Bovolenta. L’Italia vince e per i campioni azzurri arrivano anche i riconoscimenti di miglior palleggiatore a Paolo Tofoli, miglior difesa a Samuele Papi e miglior giocatore a Lorenzo Bernardi. La Jugoslavia, rientrata dal lungo embargo sportivo, ottiene il terzo posto con una netta vittoria contro la Bulgaria.
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OLANDA 1997: Dopo 6 anni e 6 mesi di permanenza sulla panchina azzurra e 325 partite, Velasco decide di lasciare la guida della nazionale maschile per lanciarsi nella femminile. Il Presidente federale Carlo Magri sceglie come nuovo coach dell’Italia il brasiliano Paulo Roberto de Freitas, in arte Bebeto. Bernardi, Cantagalli, Zorzi, Tofoli e Bracci hanno dato l’addio alla nazionale insieme con Velasco. Nel gruppo azzurro ricompare Rosalba accanto a Meoni, Gravina, Giani e l’inossidabile Gardini. Due sono le novità: Giombini e Hristo Zlatanov. L’Europeo olandese diventa un piccolo calvario. S’infortuna Rosalba, poi anche Pippi; salta dunque la coppia di martelli titolari. Bebeto riadatta Giani come schiacciatore e Bonatti ottiene ancora una possibilità di giocare. Gli azzurri perdono 3-1 con la Jugoslavia ma si riscattano vincendo contro Slovacchia, Germania e Russia. L’Olanda, padrona di casa, si trova nel momento di massimo splendore dopo la vittoria olimpica e conquista la finale. All’Italia non resta che giocare per il bronzo, che ottiene battendo la Francia per 3-1. Nella finale l’Olanda dimostra la sua superiorità e conquista il titolo europeo insieme ai premi come miglior attaccante a Bas Van de Goor, miglior difensore a Reinder Nummerdor e miglior giocatore assoluto a Guido Gortzen.
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AUSTRIA 1999: In Austria giocano solo otto squadre e di nuovo è la nazionale italiana a dare spettacolo e conquistare la medaglia più prestigiosa. Gli azzurri guidati dal tecnico Andrea Anastasi superano nella finale la temibile Russia con un netto 3-1, riscattando la sconfitta subita nel girone dei preliminari. Gli azzurri nella prima giornata del girone battono per 3-0 l’Austria, nella seconda partita la Bulgaria con lo stesso punteggio. È la Russia a complicare il cammino degli azzurri, che vengono sconfitti in quattro set. In semifinale l’Italia batte la Jugoslavia per 3-1, giocando una pallavolo di ottimo livello. Gli stessi jugoslavi raggiungono, come nel 1997, il terzo posto vincendo contro la Repubblica Ceca. Per l’Austria padrona di casa un deludente piazzamento come fanalino di coda dell’Europeo. L’Italia, sulle ali dell’entusiasmo e guidata dalle ottime prestazioni di Bracci, Meoni, Mastrangelo, per la prima volta titolare in finale al posto del leggendario capitan Gardini, e Giani, conquista la medaglia d’oro.
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REPUBBLICA CECA 2001: Superata la formula riduttiva ad otto squadre, ad Ostrawa tornano ad essere dodici le nazionali sotto rete a lottare per il titolo continentale. La Jugoslavia ha una marcia in più. Gli jugoslavi, vincendo l’oro l’anno precedente a Sidney, non hanno alcuna difficoltà ad ottenere anche il titolo europeo. Nel girone preliminare gli azzurri esordiscono con una bella vittoria per 3-0 con l’Ungheria. Ancora un successo per 3-1 contro la Germania nella seconda partita. 3-0 il risultato a favore dell’Italia della terza gara con la Polonia. L’Italia ha successivamente due passaggi a vuoto con Jugoslavia (3-0) e Francia (3-2), ma riesce ugualmente a qualificarsi per la fase finale. In semifinale gli azzurri si riscattano contro la Repubblica Ceca, padrona di casa, che viene battuta con un netto 3-0. In finale è ancora la Jugoslavia a fermare le ambizioni di vittoria azzurra. Secco il 3-0 che i campioni olimpici infliggono a Giani e compagni. Nell’Italia, ancora una volta, brilla il talento di Lorenzo Bernardi, eletto “Mister secolo” della pallavolo l’anno precedente.
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GERMANIA 2003: A Berlino l’Italia dimostra di avere ancora quella marcia in più e dopo una finale molto combattuta con la Francia, ottiene il quinto titolo europeo vincendo per 3-2. La finale Italia-Francia totalizza ben 9000 spettatori nell’arena del Max Schmeling Hall, numeri da record. La Russia riesce a vincere il bronzo dopo un esordio devastante proprio contro gli azzurri. I giocatori italiani dimostrano la loro superiorità in tutti i fondamentali: a muro un Mastrangelo davvero insuperabile, in ricezione impeccabile Papi e miglior giocatore del Campionato l’opposto dal servizio infallibile Sartoretti. Queste le dichiarazioni del capitano Andrea Giani: “E’ un grande onore per noi continuare a vincere. Questo Campionato europeo ha dimostrato quanto siano forti e competitive le squadre nel mondo della pallavolo. E il match contro la Francia ha regalato al pubblico un grande spettacolo di altissimo livello”. Anche il ct Gian Paolo Montali, al suo primo Campionato europeo sulla panchina dell’Italia, al termine della gara ha dichiarato la sua soddisfazione: “Quando un coach sogna di ottenere il suo primo titolo vuole vedere una finale avvincente come questa giocata contro la Francia. Io amo vincere ma ancora di più dopo una battaglia all’ultimo sangue. Questo match ci ha regalato tantissime emozioni e sensazioni”.