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Gli azzurri di ieri e di oggi    
Durante il cammino che porta al fischio d’inizio dei prossimi Campionati Europei di volley,
ci accompagneranno una serie di interviste agli azzurri di ieri e di oggi. Gloriosi ricordi
e nuove emozioni a confronto, per avvicinarsi alla prestigiosa manifestazione
attraverso una strada sempre più azzurra
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Andrea Zorzi
Valerio Vermiglio
Andrea Gardini
Hristo Zlatanov
Claudio Galli
Alberto Cisolla
Continua il nostro viaggio con i giocatori azzurri. La quarta tappa ci porta a Sofia dove è nato Hristo Zlatanov il 21 aprile 1976. Il suo ruolo nella nazionale italiana e nel club in cui gioca (Copra Piacenza) è quello dello schiacciatore. Con la maglia azzurra ha conquistato la World League nel 1997 e nel 1999, collezionando ben 125 presenze in nazionale. Nella stagione 1997/98 ha giocato con la Piaggio Roma e ha potuto constatare l’entusiasmo del pubblico romano che ha così commentato: “E’ molto bello vedere il Palalottomatica tutto pieno, caloroso, grintoso che ti incita. Avere un settimo uomo in campo è senz’altro importante. Se uno rende al 100%, con un
pubblico così va al 110%”.
Cosa ci vorrà per difendere questo titolo agli Europei di Roma?
Ci vorrà un’ottima Italia. Un’Italia in forma e che sia in grado soprattutto di mostrare a tutti quanti il carattere che ha e che deve ancora tirar fuori.

Dunque è questo quello che vi manca?
Si, manca il gioco di squadra che stiamo sviluppando. Una volta trovato poi anche singolarmente ci si potrà esprimere molto meglio.

Rispetto ad oggi che margini di miglioramento ci sono secondo te?
Secondo me tanto margine, perché nessuno dei giocatori ha giocato al 100% anche se ha cercato di farlo, ma per varie coincidenze non ci è mai riuscito. Nessuno dei 12 che erano in nazionale.

Quanto pesa il paragone con l’Italia che è stata?
L’Italia che è stata ormai fa parte della storia. Vivere al passato, fa bene si, alle statistiche, ai giornalisti, a tutto quanto, però noi dobbiamo pensare ad oggi, a domani. Per ciò che è stato possiamo soltanto ringraziare gli ex ragazzi di prima che ormai sono dei signori. Possiamo ringraziare loro per quello che hanno fatto per la pallavolo, per come l’hanno fatta crescere e per come hanno fatto diventare questa maglia azzurra così ricca di trofei, così pesante da indossare.

A quanti anni hai cominciato a giocare?
A pallavolo? Quando ne avevo 16 o 17.

Dunque non prestissimo?
Giocavo a basket prima a Milano, nella mitica Philips Milano.

E poi?
E poi ho iniziato, ho detto: proviamo questa pallavolo.

Pensavi di arrivare così in alto?
Assolutamente no. Era tutto un divertimento anche perché ho iniziato tardissimo quindi all’inizio per me era solo un gioco, poi mi sono trovato in prima squadra e da lì eccomi qui in nazionale.

Come ti descriveresti ai tuoi fans, che tipo di ragazzo sei?
Sono un ragazzo come tutti gli altri.

Quali sono i tuoi pregi e difetti?
Un mio pregio e difetto è la troppa sincerità. Si, perché dire le cose in faccia è sempre un’arma a doppio taglio.

Come passi il tempo in ritiro?
Durante il ritiro, con i miei compagni cerchiamo di inventarci più cose possibili da fare ma purtroppo il tempo non passa mai.

Durante il tempo libero, cosa ti piace fare?
Mi piace molto ascoltare la musica.

Qual è il tuo piatto preferito?
Il mio piatto preferito è la pastasciutta. Mi piace qualunque tipo di pasta purché sia pasta.

Quando smetterai di giocare?
Credo che prenderò la decisione di smettere di giocare a pallavolo quando non mi divertirò più e non proverò più queste sensazioni bellissime che provo ora, quando scendo in campo con i miei compagni e con questa maglia addosso.

Segui per caso dei riti scaramantici prima di entrare in campo?
I primi anni che giocavo si, avevo dei riti che seguivo ogni volta dovevo affrontare una partita. Di solito il giorno della partita mi tagliavo la barba dopo pranzo, ma ora non lo faccio più. Non seguo più alcun rituale.

Che risultati prevedi per questi Europei?
Sono sicuro che per vincere gli Europei e conservare il nostro titolo di campioni d’Europa dovremo metterci tutto il nostro impegno. Secondo me dipenderà tutto solo da noi e dalla nostra capacità di concentrarci e dare il massimo.