Il tuo rapporto con l’Azzurro.
Con l’Azzurro ho avuto un ottimo rapporto: ho iniziato praticamente
nell’81 con i primi collegiali della Nazionali Juniores e
ho terminato nel ’93. Con la Nazionale ho vinto abbastanza,
anche se il mio “miglior ricordo” è legato ad
una sconfitta: la partita persa a Barcellona nei quarti, con l’Olanda.
E’ probabilmente il risultato che mi ricorderò meglio
di tutta la mia carriera pallavolistica.
Quando hai deciso di dire basta con la pallavolo?
Con la pallavolo giocata ho smesso praticamente nel ’98 con
Cuneo, dopo aver perso le finali scudetto con Treviso. Finito il
campionato, ed essendoci una ristrutturazione della squadra, non
sarei più rimasto in quella città dove mi sono trovato
per altro molto bene. Dovendo ripiegare su squadra di seconda fascia,
è maturata l’idea di provare a fare qualcos’altro
dal punto di vista manageriale-organizzativo e, quindi, di valutare
altri tipi di esperienze, sempre all’interno del mondo della
pallavolo.
Che ricordi hai dei mondiali con la Nazionale?
Ho giocato con la maglia azzurra i mondiali dall’86 all’88,
poi, di nuovo, dal ‘91 al ‘93. Il mondiale del ’90
l’ho vissuto da spettatore e mi ha dato grandissime emozioni.
Erano tutti miei amici quelli che erano dentro la squadra, e lo
sono tuttora. Era la prima volta che l’Italia vinceva un mondiale!
E’ giusto fare paragoni oggi tra l’Italia di
ieri e quella attuale, oppure è un’altra pallavolo?
E’ una pallavolo molto diversa. Capita sempre di fare paragoni.
Credo che sia ingiusto per questi ragazzi paragonare quello che
è stato, i successi della nazionale, con quello che stanno
facendo loro adesso. E’ un’Italia rinnovata che quest’anno
sta trovando la giusta strada e il giusto assetto. Ci vuole sempre
tempo quando ci sono dei cambiamenti per riuscire a tornare in alto
e vincere, comunque, negli ultimi anni, ci sono stati dei buoni
risultati come la vittoria degli Europei nel 2003. Credo che sia
una nazionale destinata a rimanere ad ottimi livelli, poi la differenza
tra vincere o arrivare secondi può essere minima, ma è
una differenza comunque importante. Credo che le premesse per gioire
o soffrire insieme alla nazionale ci siano sempre, le vedremo già
dai prossimi Europei dove l’Italia potrà ritagliarsi
tranquillamente un ruolo da protagonista assoluta.
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