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| Gli
azzurri di ieri e di oggi |
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Durante
il cammino che porta al fischio d’inizio dei prossimi Campionati
Europei di volley,
ci accompagneranno una serie di interviste agli azzurri di ieri e
di oggi. Gloriosi ricordi
e nuove emozioni a confronto, per avvicinarsi alla prestigiosa manifestazione
attraverso una strada sempre più azzurra |
| menù
di scelta |
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| Andrea Zorzi |
Valerio Vermiglio |
Andrea Gardini |
Hristo Zlatanov |
Claudio Galli |
Alberto Cisolla |
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La prima tappa di
questo percorso è dedicata ad un atleta memorabile dell’Italia
di ieri, Andrea Zorzi. Nato il 29 luglio del 1965, a Noale (Venezia),
da genitori toresellani, “Zorro” è uno tra i più
autorevoli ed apprezzati esponenti di questo sport a livello mondiale,
appartenente a quella “generazione di fenomeni” che, dal
1989, diede il via ad una serie di memorabili imprese. Insieme a Tofoli,
Gardini, Lucchetta, Bracci, l’ex numero 11 della nazionale fu
artefice e protagonista assoluto del primo successo dell’Italvolley
nell’Europeo dell’89 in Svezia: una medaglia d’oro
che, per la pallavolo italiana, rappresentò l’inizio
di un’epoca.
L’esordio di Zorzi con la maglia azzurra risale al 12 agosto
1986, in un’amichevole vinta contro la Grecia per 3-0. L’ultimo
match ufficiale, al 24 novembre 1996, nel Super Challenge a Tokyo.
In dieci anni di piena attività Zorzi ha collezionato 325 presenze
in nazionale, vincendo due Mondiali (Rio de Janeiro nel 1990 e Atene
nel 1994), tre Europei (1989 Stoccolma, 1993 Turku, 1995 Atene), una
medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta, tre World League,
una Coppa del Mondo e una Grand Champions Cup. Nel 1991 è stato
premiato dalla Fivb come miglior atleta dell’anno. |
QUANTO
L’ITALIA DI OGGI È DIFFERENTE DALLA SUA?
“Non possiamo di certo fare paragoni. Sono cambiate tante cose
da quando giocavo io: prima di tutto è mutato il mondo della
pallavolo, poi gli atleti, ed anche l’atmosfera. Il volley di
quei tempi fa parte del passato ed è impossibile rapportarlo
a quello dei nostri giorni”.
COME VEDE LA SQUADRA DI MONTALI IN QUESTA FASE DELLA STAGIONE?
“Non è un momento facile per la nostra nazionale.
Quando non si vince è normale avere più pressione addosso.
In questi momenti, però, bisogna essere forti e determinati
per riuscire a rialzare la testa e ricominciare”.
QUAL È LA RICETTA GIUSTA PER VENIR FUORI DA QUESTA SITUAZIONE?
“Durante la mia carriera riuscivo a trovare maggiori
energie mentali proprio nei periodi più difficili. Quando il
bicchiere pende dal lato vuoto, ogni atleta deve ritrovare il volto
di se stesso. L’anima della squadra, però, emerge solo
se mossa da tante volontà: ognuno deve cercare quasi di isolarsi
dal mondo e concentrarsi sull’obiettivo finale. Oltre alle qualità
fisiche e tecniche, infatti, in queste circostanze diventa determinante
la testa”.
QUANTO È IMPORTANTE L’ALLENATORE IN UNA SQUADRA?
“Il tecnico è un grande punto di riferimento all’interno
di un gruppo, non tanto per ciò che dice quanto per quello
che riesce a trasmettere. Una squadra vincente dipende anche dallo
spessore umano di chi è al timone”.
PERCHÉ HA DECISO DI SMETTERE QUANDO ANCORA POTEVA GIOCARE QUALCHE
ALTRO ANNO? “Ho detto basta quando ho capito che
non potevo dare più nulla come atleta e che era arrivato il
momento di fare altro. È stata una decisione razionale, differente
dalle scelte fatte dai miei ex compagni di nazionale: per loro contava
giocare, nonostante il rendimento non fosse più quello di una
volta. Bisogna accettare che le cose cambiano e io sono stato il primo
ad abbandonare il volley per dedicarmi ad altro. Diciamo che ora guardo
il campo sotto una diversa angolazione. La pallavolo, comunque, rimane
la mia vita, la mia casa”. QUANTO È
DIVERSO L’ANDREA ZORZI GIORNALISTA E COMMENTATORE DALL’ANDREA
ZORZI ATLETA?
”Ciò che conta
è l’approccio che si ha con il mondo. Io ho cambiato
vita, ma non mentalità: ho sempre cercato di analizzare i diversi
aspetti della realtà che mi circonda, mettendomi continuamente
in discussione. Lasciare il campo, forse, è stato un passo
indietro, ma anche un atto di piena consapevolezza. Per il resto,
sono rimasto l’Andrea di sempre. Mi piace leggere libri e riviste
di carattere scientifico, continuo a scrivere articoli rigorosamente
in prosa. Avevo anche iniziato a lavorare nel mondo del teatro come
art designer, o meglio come allestitore. Un campo affascinante, ma
completamente diverso da quello sportivo”. |
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